Bocche storte

scritto da Annabelle
Scritto Ieri • Pubblicato 18 ore fa • Revisionato 18 ore fa
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Autore del testo Annabelle

Testo: Bocche storte
di Annabelle

Il giudice non ha nome, ha un mestiere: cucire.
Il suo telaio è fatto di costole, ha un ago d’osso, strappato alla mascella del primo che rise del pianto di un altro.
Il filo è il budello della menzogna, ancora caldo.
C’erano due bocche storte,
non si amavano, ma si usavano, si erano scelte perché insieme la loro lama tagliava due volte.
Una per ferire gli altri, una per non sentire la propria carne marcia.
L'una affilava la calunnia, l'altro infliggeva.
Lui inventava il veleno, lei mischiava i calici.
Si baciavano solo per passarsi il sapore del male altrui.
Il giudice,vide.
Vide vermi, perché ogni parola storta genera un verme e i vermi strisciano fino a lui e poi gli raccontano.
Venne di giorno, perché il sole è il più crudele dei testimoni,
non parlò,infilò l’ago.
Il primo punto cucì le loro anime alla stessa catena, non potevano più provare piacere, se l’altro non soffriva.
Non potevano più soffrire se l’altro non godeva,erano legati.
Lui gioiva solo quando sentiva lei torcersi sotto il peso di un ricordo infame.
Lei trovava pace solo quando lo vedeva contare, uno ad uno, i volti che aveva umiliato.
Il loro amore divenne un’equazione di agonia:
Per stare bene, dovevano nutrirsi del male dell’altro e così, si avvelenavano.
Il secondo punto cucì le loro bocche, che promettevano e giuravano, ma da dentro, ogni parola che usciva,aveva l’eco esatta di quella con cui avevano distrutto.
La lingua divenne un rogo e parlare era ustionarsi,tacere era soffocare nel fumo di sé stessi.
Il terzo punto fu il capolavoro:
L’ago d’osso cucì il loro futuro, alla loro colpa.
Lui vedeva ogni giorno che li attendeva, ma ogni giorno era abitato da tutti quelli che avevano calpestato.
Migliaia di volti, a tavola con loro.
Migliaia di mani, nel loro letto, migliaia di voci, nella loro casa.
Non fantasmi,ma peggio, perché erano reali come il rimorso e restavano.
Lei sognava solo ciò che aveva negato, sognava la fame di chi aveva deriso, sognava il freddo di chi aveva lasciato fuori,sognava il buio di chi aveva spento.
E si svegliava con la fame, con il freddo, con il buio addosso, come una seconda pelle.
Non potevano lasciarsi,provavano,ma la catena dell’ago si tendeva e tirava.
E tirava fino a strappare l’aria dai polmoni,stare insieme era l’inferno, separarsi era la morte.
Il giudice aveva scelto per loro la geometria perfetta:
Un cerchio chiuso di dannazione.
Non urlavano,le bocche storte non urlano,bisbigliano e nel bisbiglio si maledicono.
E nella maledizione si tengono.
Perché il vero supplizio non è il dolore, ma è sapere che l’unica creatura al mondo che capisce il tuo veleno è la stessa che te lo ha insegnato.
Il giudice se ne andò, ma il telaio tesse ancora, con il loro fiato.
Tesse un sudario fatto della loro pelle, punto dopo punto, ago dopo ago.
Guardate come si tengono, guardate come si mangiano.
Così finisce chi fa della propria bocca, una lama e dell’altro complice, il fodero.

Bocche storte testo di Annabelle
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